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GESUALDO BUFALINO

La diceria dell'untore


O quando tutte le notti – per pigrizia, per avarizia – ritornavo a sognare lo stesso sogno: una strada color cenere, piatta, che scorre con andamento di fiume fra due muri più alti della statura di un uomo; poi si rompe, strapiomba sul vuoto. Qui sporgendomi da una balconata di tufo, non trapela rumore o barlume, ma mi sorprende un ribrezzo di pozzo, e connesso l'estasi che solo un irrisorio pedaggio rimanga a separarmi... da che? Non mi stancavo di domandarmelo, senza però che bastasse l'impazienza a svegliarmi;

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