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L'eleganza del riccio /1

Sotto la campana di vetro cadono i fiocchi di neve.
Quella piccola sfera si materializza davanti agli occhi della mia memoria, sulla scrivaniadi Madamoiselle, la mia maestra prima di passare alla classe dei grandi, con Monsieur Servant.
Quando eravamo stati bravi, potevamo capovolgerla e tenerla nell'incavo della mano finchè non cadeva l'ultimo fiocco di neve ai piedi della torre Eiffel cromata.
Non avevo nemmeno sette anni e già sapevo che la lenta melopea dei corpuscoli ovattati prefigurava ciò che prova il cuore durante una grande gioia.

La durata rallenta e si dilata, nell'assenza di urti il balletto diventa eterno e, quando l'ultimo fiocco si posa, sappiamo di aver vissuto quel "fuori del tempo" che è il segno delle grandi illuminazioni.
Da bambina spesso mi chiedevo se mi sarebbe stato concesso vivere istanti simili, stare al centro del lento e maestoso balletto dei fiocchi di neve, strappata finalmente alla triste frenesia del tempo.

Ci si sente così a rimanere nudi? Privato il corpo degli abiti, la mente resta tuttavia ingombra di ornamenti.
Ma l'invito di monsieur Ozu aveva suscitato in me quella sensazione di nudità completa che è propria solo dell'anima e che, avvolta dai fiocchi di neve, adesso mi provocava nel cuore una sorta di delizioso bruciore.

Lo guardo.
E mi getto nell'acqua nera, profonda, gelida ed incantevole del "fuori del tempo".


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